lavoro

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Sto come un cesso, ho dormito poche ore. Mi duole la schiena, non trovo tempo per la palestra e le lunghe giornate di lavoro alla scrivania mi schiantano la spina dorsale.

Stamattina devo andare al lavoro prima: il lunedì è un giorno infame per chi, come me, lavora col calcio.
Nel day after tutti vogliono di che nutrire le trasmissioni TV e il fanatismo degli appassionati, materia edibile per alimentare la sdentata masticazione dei processi televisivi. Donde cui poi, immagino, cagare fuori grandi rivelazioni sul senso del mondo.

Ieri sera ho lavorato fino a tarda notte. Uscito dallo studio a mezzanotte, a  cavarmi gli occhi fino alle due per spingere avanti a pedate l’altro lavoro.

A conti fatti stamattina sono stato fin troppo reattivo a sradicare la sveglia dal comodino e propellermi fuori dal letto.
Ma insomma, avrei tutti i motivi del mondo per essere in guerra col mondo, oggi.

Invece ho inforcato la mia bici. Messi i guanti, calata la berretta di lana ad avviluppare bene le orecchie. Strette le cinghie e chiuse le cerniere. Via, tra  le automobili che sputacchiano condensa nel gelo del mattino.

Arrivo in ufficio con il viso ghiacciato e il petto fradicio di sudore sotto il giaccone invernale. E sorrido.

Assicuro la bici al corrimano del sottoscala, qui nell’ex-officina. Mi compiaccio del suo bel telaio fatto a mano, delle sue geometrie da macchina da corsa.
Ho messo insieme una cosa semplice e bella, nel buio del garage di casa. Qualche pezzo d’epoca, qualche ricambio economico, due sole ruote dentate per spingere il tutto, 42/16, e meno di così non sarei nemmeno riuscito ad immaginare.

Penso a quando tornerà la primavera e ricomincerò a macinare strada in mezzo alle campagne, ore e ore in sella.
Per adesso mi accontento di queste due ruote sottili che scorrono in silenzio, scansando camionette e rotaie del tram.
Ora posso buttarmi in un’altra banalissima giornata, come si addice ad un banale uomo quale sono. Armato di un’infantile e minuscola illuminazione.

La bicicletta è un dispositivo per la felicità.

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